Ada Bentivoglio: dal MICE ai viaggi emozionali nella sua storia con Dimensione Sicilia
C’è un momento, nel turismo, in cui tutto cambia: quando smette di essere organizzazione e diventa relazione. È lì che nasce la differenza tra un semplice viaggio e un’esperienza che resta. In Sicilia, terra di identità forti e bellezza stratificata, questo passaggio è ancora più evidente. Abbiamo raccolto il racconto di Ada Bentivoglio, che da quasi trent’anni vive il turismo come un lavoro fatto di ascolto, creatività e costruzione di esperienze. Un percorso iniziato quasi per caso e diventato una professione profondamente legata al mondo MICE, tra gruppi internazionali, eventi e incentive. Per Ada Bentivoglio, oggi più che mai, chi viaggia non cerca solo luoghi: cerca connessioni, autenticità, emozioni vere.
D: Quasi 30 anni nel turismo sono un viaggio nel viaggio: com’è iniziato il tuo percorso e cosa ti ha fatto innamorare di questo settore?
R: Il mio percorso è iniziato quasi per caso: alcuni amici mi suggerirono di fare un colloquio e da lì si è aperto un mondo che non conoscevo. Non avevo una formazione specifica nel turismo, ma portavo con me una naturale predisposizione all’accoglienza, un forte senso dell’ospitalità e la conoscenza delle lingue. Fin dai primi momenti ho capito che questo sarebbe stato il mio posto. Sono una persona curiosa, con una grande voglia di imparare, e questo lavoro offre ogni giorno nuove opportunità di crescita. Nel turismo non si smette mai di scoprire, sperimentare e migliorarsi. Ancora oggi, ogni volta che progetto un itinerario o un evento, lo immagino nei dettagli, lo “vivo” in anticipo e viaggio idealmente insieme ai miei clienti.
D: Lavori con gruppi internazionali, eventi e incentive: che tipo di esperienze cerchi di costruire oggi per i tuoi clienti e cosa le rende davvero memorabili?
R: Oggi più che mai è fondamentale proporre esperienze uniche, capaci di sorprendere e lasciare un segno. Nel caso degli eventi, degli incentive, questo significa anche rafforzare e rendere tangibile il messaggio che l’azienda vuole trasmettere ai partecipanti. Mi considero una persona creativa, e credo che questa sia una delle qualità che più mi ha aiutato in questo lavoro. Il mio approccio parte sempre dall’ascolto: cerco di immedesimarmi nel cliente, di capire non solo cosa desidera, ma anche quali emozioni vuole far vivere ai propri ospiti. Da lì costruisco itinerari su misura, che valorizzino il territorio in modo autentico. Ciò che rende davvero memorabile un’esperienza è l’equilibrio tra organizzazione impeccabile, contenuti significativi e momenti emozionali legati alla cultura locale.

D: In tutti questi anni, come sono cambiati i clienti internazionali? Cosa cercano oggi che magari 20 anni fa non era così rilevante?
R: I clienti internazionali sono molto cambiati: oggi sono più informati, più esperti e hanno viaggiato molto di più rispetto al passato. Questo li rende anche più esigenti e consapevoli. Se un tempo bastava proporre destinazioni iconiche, oggi cercano qualcosa di più profondo: autenticità, contatto con le tradizioni, esperienze vere. Vogliono entrare in relazione con il territorio, conoscere le persone, scoprire storie e identità locali. Cresce sempre di più il desiderio di vivere esperienze uniche e irripetibili, strettamente legate al luogo che stanno visitando.
D: Il segmento MICE è fatto di dettagli e pressione: secondo Ada Bentivoglio, qual è la sfida più grande quando si organizza un evento o un incentive in Sicilia?
R: La sfida più grande è senza dubbio il coordinamento: un evento di successo è il risultato del lavoro di tanti attori diversi che devono operare in perfetta sintonia. Non è sempre semplice trovare lo stesso livello di professionalità e passione in tutti i fornitori coinvolti, ma è proprio qui che entra in gioco il mio ruolo. Cerco di fare da “direttore d’orchestra”, creando armonia tra tutte le parti e trasmettendo entusiasmo e senso di responsabilità. Solo così si riesce a garantire un risultato finale all’altezza delle aspettative.

D: C’è un progetto o un evento che consideri particolarmente rappresentativo del tuo modo di lavorare? Raccontacelo.
R: Uno dei progetti che sento più rappresentativi è stato un viaggio di ritorno alle origini per una famiglia americana. È stato un lavoro molto intenso e coinvolgente, che ho seguito in ogni fase: dalla ricerca negli archivi dell’anagrafe comunale per ricostruire le loro radici, fino alla creazione dell’itinerario e alla gestione dell’esperienza sul posto. Ogni dettaglio è stato curato con attenzione, ma ciò che ha reso questo progetto speciale è stata la componente emotiva: accompagnare i clienti in un percorso così personale e significativo è qualcosa che va oltre il semplice viaggio.
D: Hai trascorso gran parte della tua carriera in Dimensione Sicilia: cosa ha reso questo legame così duraturo e significativo per te?
R. Sono davvero tanti anni, e Dimensione Sicilia è stata fin da subito una seconda casa. È una realtà seria e professionale, che offre concrete possibilità di crescita, ma allo stesso tempo mantiene un’atmosfera familiare, fatta di relazioni autentiche. Qui ho costruito amicizie che durano ancora oggi, e ho la fortuna di condividere il quotidiano con persone molto più giovani di me, ma che sanno regalarmi continui momenti di gioia, opportunità di essere sempre aggiornata sulle novità e che sono state di grande conforto nei momenti del bisogno. E devo dire grazie non solo a loro ma alla Famiglia Zappalà, che ha sempre saputo dare valore alle persone, considerandoci non semplici dipendenti ma una risorsa fondamentale. Io, nello specifico, mi sono sempre sentita apprezzata e valorizzata, e ho avuto la possibilità di lavorare con una certa autonomia, esplorando nuovi ambiti e affrontando sfide stimolanti.

D: Come si è trasformato il tuo lavoro nel tempo, tra cambiamenti del mercato, nuove tecnologie e aspettative sempre più alte?
R: Il lavoro è cambiato molto, soprattutto negli strumenti: pensate che quando ho iniziato si lavorava con il fax! Mentre oggi abbiamo a disposizione tecnologie avanzate, connessioni veloci e strumenti come le videochiamate. Questo ci permette anche di intercettare nuovi mercati, accorciando le distanze con quelle che sono le realtà emergenti, quali il sud-asiatico (Cina, Corea, Giappone) e il sud America. Quello che non è mai cambiato è il mio approccio: la passione, la cura del dettaglio e l’attenzione al cliente restano gli elementi fondamentali. Le tecnologie facilitano il lavoro, ma non possono sostituire la sensibilità, l’esperienza e la capacità di costruire relazioni.
D: Dopo così tanti anni nel settore, cosa ti appassiona ancora oggi e qual è il consiglio di Ada Bentivoglio per chi vuole intraprendere una carriera nel turismo, magari proprio nel mondo MICE?
R: Ciò che mi appassiona ancora oggi è la possibilità di continuare a crescere, sia come persona che come professionista. Ho ancora voglia di imparare, di aggiornarmi, di scoprire nuove realtà: questo è un lavoro che ti spinge continuamente ad ampliare i tuoi orizzonti. Negli ultimi anni si è aggiunta anche una dimensione per me molto importante: il piacere di trasmettere ciò che ho imparato. Condividere la mia esperienza con i colleghi più giovani, affiancarli nel loro percorso e vederli crescere professionalmente è diventata una grande soddisfazione. È un modo per restituire tutto quello che ho ricevuto e per contribuire concretamente allo sviluppo del team. A chi vuole intraprendere questa carriera direi che servono passione, dedizione e grande capacità di adattamento. È un settore impegnativo, ma anche estremamente gratificante. Il rapporto di fiducia che si crea con i clienti e la soddisfazione di vedere realizzati progetti complessi ripagano di ogni sforzo. Quando un cliente è felice, lo sei anche tu.