Il siciliano lingua o dialetto? Scopriamolo!

il siciliano lingua o dialetto? la sicilia al tempo della dominazione araba

Un’altra diatriba di lunga data è data dalla contrapposizione di due diverse tesi che vogliono classificare il siciliano nella categoria “lingua” o in quella “dialetto”: parliamone!

Il siciliano lingua o dialetto… ma cosa sono?

Siamo nell’era della comunicazione e della condivisione sia scritta che verbale… forse anche eccessiva! Ma come potremmo relazionarci con gli altri e addirittura con noi stessi senza un linguaggio? Cioè un codice che consente un processo di comunicazione tramite suoni, gesti e simboli di significato comune. Anche gli animali hanno elaborato dei linguaggi per comunicare tra loro, diversi da razza a razza dai grandi mammiferi sino ai più piccoli insetti. Il linguaggio umano viene detto lingua e si riferisce ad uno specifico ambiente di interazione. La lingua quindi distingue un popolo, ne conserva la storia, ne custodisce l’anima e rappresenta la sua libertà.

Ma allora cosa si intende per dialetto? Innanzi tutto bisogna parlare anche della lingua ufficiale cui esso si affianca difatti le differenze sono soprattutto politiche e sociali. La prima rappresenta il paese nella sua unità politica e militare il secondo invece un’unità geografica ma soprattutto culturale più limitata. Questo dato di fatto non comporta che il dialetto però sia meno ricco di storia e di valore.

Un po’ di storia per saperne di più sul siciliano.

Il siciliano a detta di molti ha un’origine indoeuropea che confermerebbe una natura totalmente distinta dal volgare italiano. Si presume derivi dalla lingua degli Elimi che vivevano nella parte più occidente dell’isola già prima dell’arrivo di Greci e Fenici. Nel tempo ha sedimentato una serie notevole di stratificazioni dovute alle influenze di vari popoli che giunsero nell’isola.

Apuleio nel II° secolo d.C. già definisce i siciliani trilingue perchè parlavano il greco, il punico ed il latino. Più tardi con l’occupazione araba nel IX secolo un’altra lingua si aggiunge. Nel XI secolo con l’arrivo dei Normanni abbiamo anche il francese che vi si mescola! Quindi il regno di Sicilia passò nel XIII secolo agli Svevi che avviarono un programma di rivitalizzazione della lingua latina per tutta la Sicilia e la bassa Italia. Con la dinastia Aragonese giunse la dominazione spagnola con un altro strato di vocaboli che ancora oggi persistono. L’unificazione d’Italia nel 1860 impose la lingua Italiana e un altro vocabolario. Ma per non farci mancare nulla dopo l’occupazione degli Americani del 1943 alcuni americanismi si aggiunsero!

Il siciliano nella letteratura.

Le prime testimonianze di letteratura in siciliano risalgono al prestigio culturale che l’imperatore svevo Federico II di Hohenstaufen seppe dare alla propria corte. Nacque allora una scuola poetica “siciliana” che prendendo ispirazione dai temi provenzali parlava soprattutto di amore cortese. Difatti Jacopo da Lentini, circa 1200-1260, è considerato l’inventore della metrica del sonetto.

il siciliano lingua o dialetto? alla corte di Federico II nasce la scuola poetica
L’imperatore svevo Federico II sostenne la nascita della scuola poetica siciliana.

L’eredità poetica della scuola siciliana venne ripresa dalla prima generazione di poeti toscani come Guittone d’Arezzo, circa 1230-1294, e da autori successivi. Dante Alighieri stesso afferma nel suo De Vulgari Eloquentia: “Comincerò esercitando l’intelligenza nell’esame del siciliano: in effetti questo volgare sembra avocare a sé una fama superiore agli altri, perché tutto ciò che gli Italiani fanno in poesia si può dire in siciliano.”

Nell’ultimo secolo il siciliano è nuovamente alla ribalta grazie ad autori come Verga, Capuana e Pirandello. Sapevate che questo ultimo scrisse originariamente in siciliano commedie di altissimo livello come “Liolà” e “Il Berretto a sonagli”? E come non menzionare Andrea Camilleri con il suo celebre personaggio che si presenta con un “Montalbano sono!”.

Il siciliano: sapevate che questi vocaboli…

Ecco alcune parole transitate dal siciliano all’italiano:
abbuffarsi – mangiare fino a riempirsi – propriamente vuol dire “gonfiarsi come un rospo” infatti il rospo in siciliano è detto “buffa”
cannolodolce tipico siciliano ripieno di ricotta – conosciuto ormai in tutto il mondo deriva da “cannolu” che indica oggetti cilindrici cavi nonché il rubinetto
cosca – combriccola mafiosa – indica originariamente la parte interna e nascosta del carciofo… l’immagine si prestava di certo ad indicare una banda segreta
incazzarsi – arrabbiarsi, adirarsi- è stato acquisito assieme all’aggettivo derivato “incazzato” il cui significato si comprende facilmente…
intrallazzo – affare illecito, imbroglio – “ntrallàzzu” aveva il significato di intrecciare trattative ma in seguito al mercato nero nella seconda guerra mondiale assunse valore negativo
zagara – fiore d’agrume – ha etimologia araba e Gabriele D’annunzio la usò per la prima volta nel “Piacere” a fine del 1800 facendone termine nazionale.

il siciliano lingua o dialetto? il termine abbuffarsi è ormai transitato in italiano
Abbuffarsi letteralmente significa “gonfiarsi come un rospo”, appunto “buffa” in siciliano!

Ed ecco alcuni termini che i siciliani usano senza spesso conoscerne la provenienza:
accattari – comprare – dal normanno “acater” da cui il francese “acheter”
addumàri – accendere – dal francese “allumer”
annacàri – cullare, dondolare – dal greco “naka”, culla
antùra – poco fa – dal latino “ante horam”
babbiàri – scherzare – dal greco “babazo”, ciarlare
caruso – ragazzo – dal greco “kouros”
custurèri – sarto – dal francese “costurier”e dallo spagnolo “costurero”
làstima – lamento, fastidio – dallo spagnolo “làstima”, pena
sciarra – rissa – dall’arabo “sciarrah”
racìna – uva – dal francese “raisin”
trùscia – fagotto – dal francese “trousse”

Il siciliano oggi nel mondo.

Oggi sono più di 5 milioni le persone che parlano il siciliano in tutto il mondo per via dei tanti emigranti. Viene abitualmente usato difatti dai loro discendenti statunitensi, argentini, australiani, canadesi, tedeschi e francesi. Negli Stati Uniti nel XX secolo si è persino venuta a creare una curiosa variante detta “siculish” dalla sicilianizzazione di alcuni termini inglesi. E pensate che nel 2004 è stata creata una versione sicula di Wikipedia che oggi annovera oltre 25.000 voci!

il siciliano lingua o dialetto? Per via dei tanti migranti il siciliano si è diffuso nel mondo
Per via dei tanti migranti il siciliano si è diffuso praticamente ovunque nel mondo.

Il siciliano è stato inoltre riconosciuto come lingua madre dall’UNESCO, che l’ha inserito nell’Atlante Mondiale delle lingue in pericolo di scomparsa. Per questo motivo i siciliani sono addirittura descritti come bilingui… vi sembra poco?

Il siciliano lingua o dialetto? Alla fine…

In effetti il siciliano è costituito da diversi strati dovuti ai tanti popoli che hanno conquistato la Sicilia. Ma non lo spirito siciliano che ha assimilato molto dalle diverse civiltà senza mai perdere la caratteristica individualità del “tipo siciliano”. Dopo quanto detto che idea vi siete fatti: il siciliano lingua o dialetto?

Pensandoci bene… se il siciliano non fosse una lingua ma un dialetto perderebbe forse un solo ricordo, un’anima, una storia dei popoli, delle razze, degli uomini che lo hanno parlato? E se non fosse un dialetto ma una lingua muterebbe forse un solo sentimento, un’aspirazione, una lotta degli umili, dei potenti, dei letterati che lo hanno trasmesso? Alla fine quindi di certo poco importa come altri lo definiscono: “il siciliano” per noi nati e vissuti in Sicilia è il nostro modo di essere e di vivere: siamo noi!

Vi ha incuriosito conoscere questo argomento e la storia delle parole che vi abbiamo evidenziato? Pensate a quanto altro potrà stupirvi in Sicilia con le mille proposte di Dimensione Sicilia per un viaggio su misura. E se invece volete un tour senza pensieri scegliete senza dubbio tra quelli proposti da Sicilian Secrets!

Saverio Garufi

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