Le mille sfaccettature della Pasqua in Sicilia

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La Sicilia vive in maniera particolarmente intensa i riti della Pasqua; quasi tutte le cittadine, anche i paesini più piccoli, mettono in atto suggestivi processioni e cerimoniali legati a tradizioni locali millenarie, capaci di coinvolgere tutti gli abitanti.

Il rito degli Incappuciati a Enna 

I riti della Settimana Santa di Enna risalgono al periodo della dominazione spagnola, dal XV al XVII secolo. Durante questo periodo i sovrani autorizzarono le Confraternite, già esistenti come corporazioni di arti e mestieri, a costituirsi come organizzazioni religiose per l’assistenza ai bisognosi, ai malati o ai carcerati.
Delle originarie 35 Confraternite oggi se ne contano solo 15 e i confrati odierni non sono più i minatori o agricoltori di una volta, bensì moderni professionisti, studenti o impiegati. L’unica preclusione rimasta è l’ammissione dei soli uomini.
I confrati devono attenersi ad un rigido regolamento che ne stabilisce l’abbigliamento durante la processione. Essenzialmente, il costume dei confratelli ennesi consta di un lungo camice bianco, stretto ai fianchi da un cingolo, uno scapolare, la mantellina colorata (o mantiglia, di derivazione spagnola) i guanti bianchi, il cappuccio con la visiera abbassata e una corona di vimini sul capo a simboleggiare la corona di spine portata da Gesù Cristo durante il calvario.
E’ davvero suggestivo osservare il lungo corteo, caratterizzato dalle varie sfumature di colori  delle vesti, che varia da confraternita a confraternita, e contribuisce rendere la processione del venerdì Santo estremamente coreografica.
Dalla Domenica delle Palme al mercoledì Santo le Confraternite, seguendo una turnazione secondo la quale ognuna di esse sfila durante un giorno ed un’ora stabiliti, partono in processione dalla chiesa di appartenenza al Duomo, per il rito che gli ennesi chiamano “l’Ura”, ossia l’adorazione della Eucaristia.
E proprio durante la Domenica delle Palme che i Confrati rievocano processione di Gesù e degli apostoli verso Gerusalemme partendo dal Santuario barocco di Papardura. Il corteo risale verso la città, seguito dalla banda in festa e da un gran numero di fedeli fino all’arrivo presso la Chiesa di San Leonardo, tra il suono delle campane in festa.
Ad Enna, città dell’entroterra siciliano, le celebrazioni del Venerdi Santo sono addirittura state inserite tra gli eventi di attrazione a livello internazionale e, ogni anno, richiamano decine di migliaia di persone provenienti dalla Sicilia e dall’Italia.
Le celebrazioni della Settimana Santa si concludono in grande stile. Caratteristica la Processione della Pace (“a Paci” in dialetto) che ha luogo in piazza Duomo e durante la quale la Madonna e il Cristo Risorto vengono portati in processione fino ai piedi della Chiesa Madre. Non appena il Cristo raggiunge il Duomo il velo nero che fino a quel momento ricopriva il volto della Madonna, cade giù. A gran suon di campane i due fercoli corrono l’uno verso l’altro, quindi vengono portati all’interno della Chiesa dove resteranno per una settimana.
Si crea un’atmosfera particolarissima, se si pensa che fino al XVI secolo, la Domenica di Pasqua rappresentava l’unica occasione d’incontro tra gli abitanti della città e i contadini che erano stati relegati nel versante occidentale (detto Monte). Durante l’intero anno un muro divideva i cittadini ennesi dai contadini, muro che era posto dove oggi c’è piazza Matteotti, piazza nota appunto come piazza Balata. I contadini ghettizzati al Monte potevano accedere in città solo durante questo giorno e per l’intera settimana successiva.

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La Pasqua Arbëreshë a Mezzoiuso (PA)
La Pasqua Arbëreshë è tipica del comune di Mezzojiuso (Pa), ma si rifà ad un rito Greco – Bizantino, che lega anche altre comunità siciliane, Palazzo Adriano, Contessa Entellina, Santa Cristina Gela, alla presenza degli Albanesi nell’isola.
Quest’ultima risale alla fine del secolo XV, cioè all’invasione turca della penisola Balcanica, che provocò la prima grande diaspora albanese nel mondo. La solennità e la magnificenza delle celebrazioni, di fede cristiana, cattolica e di rito greco-bizantino, si susseguono a partire dalla domenica delle Palme, quando si commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Incanto ed emozione accompagnano il Giovedì Santo, quando si svolge il rito della Lavanda dei piedi, alle processioni del Venerdì, di forte spiritualità, fino al Solenne Pontificale di Pasqua (Pashkët) al suono dei canti della resurrezione del Kristòs anésti (Cristo è risorto).
La forte caratterizzazione delle celebrazioni arbëreshe si riferisce non solo principalmente alla sostanza dei rituali e delle sacre funzioni, ma anche alle loro modalità e alla loro conservazione se si pensa che sono sopravvissuti per oltre cinque secoli in un territorio non autoctono.
Gli arbëreshe costituiscono, pertanto, un’enclave di cultura orientale in pieno occidente che rappresentano un modello di integrazione multiculturale (etnica, linguistica e religiosa) di grande attualità.
Questa cultura dalle radici antiche, unica e irripetibile, per tanto tempo è stata oggetto di curiosità, di studio e di analisi, da essere riconosciuta un patrimonio di tutti che merita di essere tutelata e salvaguardata.
E’ una celebrazione che acquista un significato ancora più importante oggi, vista l’unione pacifica di varie culture che vivono nel medesimo territorio.

Pasqua Bizantina

Cristo alla Colonna Licodia Eubea (CT)
La settimana Santa ha inizio nella serata del mercoledì con la processione del “Cristo alla Colonna” che viene portato dai fedeli in tutte le chiese, accolto con canti e preghiere caratteristici del paese.
I festeggiamenti proseguono il giovedì con varie rievocazioni dell’Ultima Cena in tutte le chiese licodiane mentre il Venerdì Santo è caratterizzato da diversi rituali; in mattinata in piazza Vittorio Emanuele avviene “la Giunta”, cioè l’incontro tra il Cristo, che viene messo in croce, e l’Addolorata, che viene coperta da un manto nero. Nel pomeriggio il Cristo, accompagnato da una lunga processione di devoti che a loro volta, per voto, portano a spalla una croce molto pesante intonando antichi canti popolari, arriva al monte Calvario e l’Addolorata lo raggiunge.
Dal monte Calvario i due simulacri del Cristo e dell’Addolorata vengono portati alla Chiesa dei Cappuccini, percorrendo antiche viuzze che all’imbrunire si avvolgono di un alone mistico. I fedeli, commossi e partecipanti, si recano in chiesa “a fari a paci co’ Signori” (a riconciliarsi con il Signore Gesù), perché colpevoli della crocifissione. Durante questi momenti, è ben visibile l’emozione dei fedeli che partecipano in modo sentito alla rievocazione del Martirio.
In tarda serata dalla chiesa dei Cappuccini muove un’altra lunga processione al seguito del Cristo morto che viene portato in una bara fino alla chiesa Madre, seguendo un andamento particolare (“ca’ nnacata), cioè due passi avanti e uno indietro.
A Licodia il Sabato Santo rappresentava in passato un momento molto suggestivo; a mezzogiorno, all’interno della Chiesa Matrice aveva luogo la cerimonia della “Calata a’ Tila”, cioè la caduta di una tela di lino di forma rettangolare, tessuta dalle fanciulle vergini di Licodia e dipinta da un pittore di Palazzolo Acreide raffigurante tutta la passione di Cristo e che cadendo svelava l’immagine del Cristo resuscitato
La caduta della tela aveva un’importanza straordinaria per le credenze popolari; se si ripiegava ordinatamente si prevedeva un ricco raccolto, se invece, si ripiegava disordinatamente i contadini temevano una brutta annata. Si può così immaginare con quale trepidazione ed ansia si attendeva il Sabato Santo. La funzione fu sospesa alla vigilia della seconda guerra mondiale, ma la tela è stata conservata ed è attualmente esposta nella chiesa Madre quale documento di questa antica tradizione.

Pasqua a Licodia Eubea

Pasqua Licodia EubeaPhoto Credit Salvatore Campagna

Le manifestazioni della settimana Santa si concludono la domenica pomeriggio con la “Giunta”, ovvero l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna, portata a spalla dai giovani del quartiere e avvolta da un manto nero. L’incontro viene annunciato da due giovani che portano uno stendardo azzurro (il colore della Madonna) e rosso (il colore di Cristo).
I rituali che rievocano la Passione di Cristo sono davvero tanti e tutti particolarissimi nella nostra isola a testimonianza che la commistione tra celebrazioni sacre e dettagli profani è riuscita a creare un momento particolarissimo e di grande pathos tutto da vivere.

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